The city where I Live – La Città dove vivo

Have you ever heard something called ” Greencrossing”!?

no, it isn’t a marathon… but something similar…

this project will start on 3rd of June in Bergamo – Città Alta – Piazza Vecchia

here a couple of videos that explain  to you how it works…

and here a copy of a fantastic newspaper about sustainable enviornment in Bergamo area:

http://www.bergamosostenibile.com/pdf/Bergamo_SOS_12.pdf

Avete mai sentito parlare di Greencrossing?!

non è una corsa , ma qualcosa di simile…

questo progetto inizierà il 3 Giugno a Bergamo , in Città Alta presso Piazza Vecchia

ecco due video che aiuterà a capirne di più:

e qui in allegato il numero di maggio di “Bergamo Sostenibile” , una utilissima rivista mensile orientata alla cura dell’Ambiente!

http://www.bergamosostenibile.com/pdf/Bergamo_SOS_12.pdf

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Green economy –> Blue economy

Esiste un modo per coniugare il lavoro, lo sviluppo e il rispetto dell’ambiente? si, dopo la “Green Economy” le aziende si stanno rendendo conto che passando al livello sucessivo, la “Blue Economy”, aumenteranno i loro guadagni e la loro quota di penetrazione nel mercato. Infatti produrranno beni in maniera biocompatibile e a minor costo. Tutto questo semplicemente copiando i meccanismi della natura, che produce e consuma tutto senza usare energia derivata dal petrolio ma tramite altri meccanismi. Trovate decine di esempi nel libro omomino, di cui un ampio estratto gratuito è disponibile su 

http://giannigirotto.wordpress.com/indispensabili/libri/blue-economy/.

Biodiversity in 5 steps – Biodiversità in 5 punti

(lifegate.it  – Chiara Boracchi)

Sono trascorsi vent’anni esatti dalla nascita della Convenzione sulla diversità biologica e dodici da quando l’Unep, il Programma ambientale delle Nazioni Unite, ha scelto la giornata del 22 maggio per ricordarci l’importanza del legame fisico ed economico con le specie animali e i vegetali della Terra. Facciamo il punto. Anzi cinque 

 

Ogni anno il 22 maggio è il pretesto per prendere in esame il nostro impatto sulle altre specie che popolano il Pianeta. Il focus della Giornata mondiale della Biodiversità di quest’anno è la vita degli ecosistemi acquatici. Ad esempio secondo l’ultimo rapporto Wwf, negli ultimi 40 anni la capacità degli  ecosistemi di acqua dolce di rigenerarsi è diminuita del 37 per cento, con una riduzione addirittura del 70 per cento nelle zone tropicali. Lo studio ha esaminato anche le operazioni di pesca su scala mondiale, dal 1950 al 2005: questa attività umana è aumentata di circa 5 volte, passando dai 19 agli 87 milioni di tonnellate di pesci pescati all’anno. L’impatto su mari, fiumi e zone costiere è in costante aumento ed è destinato a provocare danni sempre più ingenti. Ma la vita in acqua, tuttavia, non è l’unica preoccupazione. Vediamo cosa succede, in cinque punti

1 – Cosa succede a livello mondiale?
Più in generale, la situazione delle specie animali e vegetali del pianeta non è delle più rosee. Lo stesso rapporto Wwf segnala che dal 1970 ad oggi è andato perso il 30 per cento della biodiversità mondiale, con punte del 60 per cento nelle zone tropicali.  Studi che risalgono al 2011, inoltre, come quello svolto all’Università della California e pubblicato nel marzo dello scorso anno sulla rivista Nature, affermano che il tasso di perdita di biodiversità attuale ci fa pensare di essere alle porte della sesta grande estinzione di massa.
 Confrontando i dati di oggi con quelli delle ultime 5 estinzioni (compresa quella dei dinosauri…) avvenute negli ultimi 540 milioni di anni, la ricerca californiana ipotizza che, se la situazione non cambierà, tra un minimo di 300 e un massimo di 2200 anni ci troveremo effettivamente ad affrontare l’estinzione della maggior parte degli animali e delle piante del pianeta.
2 – Perché perdiamo biodiversità?
I motivi di tutto questo sono da ricercare principalmente nelle attività antropiche o dovute all’uomo: incendi e distruzione sistematica delle foreste, inquinamento dell’aria e dell’acqua, impennata dei consumi, erosione delle coste. Quest’ultima, ad esempio, annovera tra le sue cause la perdita di praterie di Posidonia, pianta acquatica molto comune nel Mediterraneo e fondamentale per la protezione dei litorali. Uno studio recente pubblicato su Nature Climate Change prevede la perdita del 90 per cento di questa specie entro il 2053 per l’innalzamento della temperatura dei mari.
3 – Natura e cultura
Tutelare la biodiversità non vuol dire solo avere cura di animali in via d’estinzione o di aree verdi ancora inesplorate che potrebbero nascondere piante officinali utili alla cura di molte malattie; significa anche preservare i gruppi etnici più fragili, come i popoli indigeni, con una loro propria cultura e storia, che rischiano di sparire nel nulla a causa della deforestazione. I due fattori sono fortemente correlati: ad affermarlo è una ricerca della Penn State University, che ha esaminato la biodiversità di 35 punti sensibili (hot spots) mondiali. Pur comprendendo solo il 2,3 per cento della superficie della Terra, questi punti caldi ospitano più di metà delle piante vascolari, il 43 per cento dei vertebrati conosciuti e registrano la presenza di 3202 diversi linguaggi, quasi metà di tutti quelli parlati sul pianeta, la maggior parte dei quali conosciuti da piccolissimi nuclei di persone. Secondo lo studio, la perdita di questi gruppi linguistici influenzerebbe anche la perdita di piante e animali e viceversa.
4 – Cose da fare da qui al 2020
Dopo il sostanziale fallimento di Nagoya e del Countdown 2010, in cui i governi avrebbero dovuto presentare risultati concreti inerenti alla salvaguardia della biodiversità mondiale e sancire una battuta d’arresto della perdita di ecosistemi, tutte le azioni e le speranze sono state prorogate di una decade. Si attende dunque la conferenza di Aichi (in Giappone) del 2020 per verificare che siano state prese le misure necessarie di tutela. Gli obiettivi da raggiungere sono cinque: affrontare le cause alla base della perdita di biodiversità facendo rientrare l’argomento nelle scelte politiche dei governi; ridurre le pressioni dirette sulla biodiversità e promuovere l’uso sostenibile delle risorse; migliorare lo status degli ecosistemi, delle specie e della diversità genetica del pianeta; garantire a tutti i benefici derivanti dalla biodiversità; promuovere azioni di tutela attraverso la progettazione partecipata, la gestione delle conoscenze e lo sviluppo di capacità.
5 – Rio+20 e nuovi strumenti per la tutela
La conferenza di Rio+20 sarà il pretesto per presentare nuovi e più efficienti strumenti per la tutela delle specie animali e vegetali della Terra e rispettare gli obiettivi di Aichi. Uno per tutti è Ipbes, il “fratello minore” dell’Ipcc, la piattaforma intergovernativa sui cambiamenti climatici. Questa nuova piattaforma (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), che sarà presentata ufficialmente nella capitale brasiliana a giugno, si propone come anello di congiunzione tra scienza e politica in tema di biodiversità e servizi degli ecosistemi. In pratica, questo strumento servirà per raccogliere i dati delle ricerche svolte in tutti i Paesi del mondo, confrontarli e consentire ai governi di adottare azioni mirate di tutela e conservazione.

Rio 2020 – 21st June 2012

Here it is link to know all about Rio 2020

http://www.uncsd2012.org/rio20/index.html

About the Rio+20 Conference

At the Rio+20 Conference, world leaders, along with thousands of participants from governments, the private sector, NGOs and other groups, will come together to shape how we can reduce poverty, advance social equity and ensure environmental protection on an ever more crowded planet to get to the future we want.

The United Nations Conference on Sustainable Development (UNCSD) is being organized in pursuance of General Assembly Resolution 64/236 (A/RES/64/236), and will take place in Brazil on 20-22 June 2012 to mark the 20th anniversary of the 1992 United Nations Conference on Environment and Development (UNCED), in Rio de Janeiro, and the 10th anniversary of the 2002 World Summit on Sustainable Development (WSSD) in Johannesburg.

The Rio+20 Conference It is envisaged as a Conference at the highest possible level, including Heads of State and Government or other representatives. The Conference will result in a focused political document.

Themes of the Conference

The Conference will focus on two themes: (a) a green economy in the context of sustainable development poverty eradication; and (b) the institutional framework for sustainable development.

Seven priority areas

 The preparations for Rio+20 have highlighted seven areaswhich need priority attention; these include decent jobs, energy, sustainable cities, food security and sustainable agriculture, water, oceans and disaster readiness.

How is Rio+20 being organized

Rio+20 is a joint endeavour of the entire UN System. A dedicated Secretariat is responsible for coordinating and facilitating inputs to the preparatory process from all UN bodies. The Rio+20 Secretariat is housed in the UN Department of Economic and Social Affairs and headed by Conference Secretary-General Sha Zukang, who is supported by two Executive Coordinators: Elizabeth Thompson (former Minister of Environment of Barbados) and Ambassador Brice Lalonde (Former Minister of Environment of France). The preparatory process is led by an 11-member Bureau composed of UN Ambassadors from all regions of the world. The host country, Brazil, is leading the logistical preparations on the ground.

Ecco il link per conoscere tutto riguardo la conferenza di Rio nel 2020 che vorrà essere una delle conferenze più importanti che riguarderà tutti i temi legati allo Sviluppo Sostenibile, ed entro quella data, il 2020, l’Europa e gli altri continenti sono alla rincorsa dell’obiettivo di ridurre i consunìmi del 20% da fonti non rinnovabili, incrementare del 20% la produzione di energia solo da fonti rinnovabili.

ecco qui un’ulterore chiarimento tratto da Slow Food e RIO+20

Cos’è Rio+20?
Nel 2009 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di organizzare nel 2012 la conferenza sullo sviluppo sostenibile (UNCSD), denominata anche Rio+20, in quanto cade a 20 anni di distanza dal Vertice della Terra di Rio de Janeiro UNCED del 1992. La conferenza si svolgerà dal 20 al 22 giugno 2012 appunto a Rio de Janeiro, e si presume sarà la più grande conferenza mai organizzata prima dalle Nazioni Unite, a cui parteciperanno più di cento capi di Stato e di governo e 50,000 delegati. Dal 1972 a oggi i governi di tutto il mondo hanno sottoscritto alcune importanti dichiarazioni sullo sviluppo sostenibile: la Dichiarazione di Stoccolma (1972), che quest’anno compie 40 anni, la Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo (1992), la Dichiarazione di Johannesburg (2002), e documenti programmatici quali l’Agenda 21 di Rio de Janeiro (1992) e il Piano d’azione di Johannesburg (2002). A partire dal primo Vertice della Terra del 1992 è stata richiesta la partecipazione della società civile per raggiungere uno sviluppo sostenibile: “business e industria, bambini e giovani, agricoltori, popolazioni indigene, amministrazioni locali, organizzazioni non-governative, comunità scientifica e tecnologica, donne, lavoratori e sindacati”. A questi gruppi è chiesto di partecipare in modo attivo e di contribuire concretamente al raggiungimento degli obiettivi della conferenza del prossimo giugno.
La conferenza rappresenta una sfida importante che permetterà, attraverso uno sforzo congiunto, di raggiungere obiettivi comuni e tutelare gli equilibri del pianeta, verso un nuovo assetto per lo sviluppo sostenibile globale e per l’umanità. La Conferenza Rio+20 sarà un’occasione per riflettere sullo sviluppo sostenibile, con particolare riguardo ai temi dell’economia verde e della governance, non solo a livello internazionale ma anche nazionale. La Conferenza Rio+20, inoltre, rappresenta per l’Italia un’opportunità di transizione verso modelli di consumo e produzione sostenibili perseguendo l’obiettivo di una crescita economica più attenta alle istanze sociali e ambientali.
La Conferenza si concentrerà su due temi principali:
1. “The transition to a Green Economy in the context of sustainable development and poverty eradication” (la transizione verso un’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e della riduzione della povertà): da intendersi come transizione verso un’economia verde (adattata al contesto nazionale), che non sia solo un miglioramento ambientale, ma un nuovo paradigma che cerchi di alleviare minacce globali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la desertificazione, l’esaurimento delle risorse naturali e al tempo stesso la promozione di un benessere sociale ed economico.?
2. “Institutional framework for sustainable development” (quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile): da intendersi come riferimento al sistema di governance globale per lo sviluppo sostenibile, includendo le istituzioni incaricate di sviluppare, monitorare e attuare le politiche di sviluppo sostenibile attraverso i suoi tre pilastri: sociale, ambientale ed economico.
I partecipanti affronteranno anche altri temi da sempre al centro dell’agenda delle Nazioni Unite, quali ad esempio i problemi legati a energia, occupazione, acqua e sicurezza alimentare.
Quali risultati emergeranno dalla conferenza?
Al termine della conferenza si produrrà un documento programmatico che dovrebbe riconfermare l’impegno e i principi fondamentali delle Nazioni Unite in tema di sviluppo sostenibile, presentando un calendario che porti alla creazione di un’economia più attenta alle esigenze del pianeta. Nonostante non si tratti di un documento vincolante, sarà di fondamentale importanza per guidare i comportamenti dei governi presenti a Rio nei prossimi anni. Alcune proposte concrete che dovrebbero rientrare nel documento finale prevedono la creazione di un Consiglio che coordini le questioni relative allo sviluppo sostenibile, la definizione di Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, che affianchino gli Obiettivi del Millennio e la trascrizione degli impegni presi dai governi per attuare un vero sviluppo e un’economia verde.
Cosa succederà dopo Rio+20?
Difficilmente i governi si impegneranno a un livello tale da portare avanti tutti i cambiamenti auspicati dalla società civile, ma i risultati della conferenza offriranno una chiara visione di ciò che possiamo aspettarci nei prossimi anni dalla comunità internazionale. Dopo Rio+20, il principale momento di dibattito sui temi dello sviluppo sostenibile sarà il 2015, prima scadenza ufficiale per raggiungere gli Obiettivi del Millennio stabiliti dalle Nazioni Unite e anno indicato dalla comunità scientifica come simbolo per invertire la rotta nelle emissioni di CO2.
Quali azioni possiamo intraprendere?
Sono le nostre scelte quotidiane a influenzare le sorti del pianeta, e con un po’ di attenzione possiamo davvero cambiare le cose. Come? Con una serie di piccole accortezze quotidiane, tra cui:
• limitare gli sprechi d’acqua, ad esempio usando quella di cottura della pasta per sgrassare i piatti;
• scegliere prodotti che derivano da un’agricoltura sostenibile o biologica, controllando attentamente le informazioni riportate sulle etichette;
• variare il più possibile l’alimentazione scegliendo cibi locali e di stagione;
• acquistare direttamente dai produttori;
• scegliere prodotti artigianali e di qualità;
• limitare i consumi di carne, riscoprendo i legumi e le ricette tradizionali;
• prediligere prodotti sfusi, limitando così gli sprechi;
• dedicare il giusto tempo per gli acquisti alimentari;
Cosa fa Slow Food per promuovere i temi discussi alla conferenza e applicarli nelle nostre realtà?
La recente pubblicazione Fulmini e Polpette di Slow Food approfondisce il legame tra cibo e clima, sottolineando le ripercussioni che i cambiamenti climatici hanno sugli ecosistemi e sulle nostre attività. Il sistema agroalimentare è tra le prime cause di inquinamento ambientale. Fondamentale quindi ridurre gli sprechi e proteggere la nostra biodiversità e le nostre risorse. Il libretto propone una serie di buone pratiche da seguire e i comportamenti da evitare per dare il nostro contributo concreto. Scarica gratuitamente la pubblicazione qui.
Cosa significano green economy e sviluppo sostenibile?
Con il termine green economy (economia verde) si indica un’economia il cui impatto ambientale sia contenuto entro limiti accettabili. Nella green economy la tecnologia e la conoscenza scientifica ricoprono un ruolo di primaria importanza. Le fonti di energia tradizionali (di origine fossile) sono affiancate, se non sostituite, da quelle alternative. In particolar modo, svolgono un ruolo di primaria importanza le energie rinnovabili, come ad esempio l’eolico, le biomasse, il solare, la geotermia, l’idroelettrico ecc. ?Lo sviluppo sostenibile è invece un processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale e istituzionale, sia a livello locale che globale. Tale processo lega quindi, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale e istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni, senza compromettere quelle future. In questo senso la sostenibilità dello sviluppo è incompatibile in primo luogo con il degrado del patrimonio e delle risorse naturali, ma anche con la violazione della dignità e della libertà umana, con la povertà e il declino economico, con il mancato riconoscimento dei diritti e delle pari opportunità.